Fondo Rocco Errico


 

L’archivio della Fondazione vanta una sezione dedicata alla fotografia. In particolare si fregia di novemila scatti relativi al fondo fotografico Rocco Errico. Fotoreporter e militante socialista barese, ha ritratto eventi e personalità della storia dei garofani rossi. In particolare sono raccolti scatti delle visite a Bari di Nenni, De Martino, Craxi, Gonzales, Storti e dei funerali di Nenni.
Degne di nota sono inoltre le foto di scena del Teatro Abeliano e i reportage dedicati al costume e alla società della Città e della Provincia di Bari.
Nel 2009 da alcuni suoi scatti è stata tratta la mostra “Scritto sui muri”.

Rocco Errico nasce a Livorno il 24 giugno del 1933. Di famiglia borghese (il padre Francesco è Cassiere Capo del Banco di Napoli) trascorre la sua adolescenza a Taranto dove le scene ed i flagelli della guerra gli rimangono impressi indelebilmente. A soli quindici anni perde la madre Norma.
Si diploma ragioniere ma non prosegue gli studi. Il non aver frequentato l’Università rimarrà sempre un suo cruccio ma, persa la madre, il padre ritiene opportuno avviarlo subito al lavoro.
Nel 1949 si trasferisce a Bari dove vivrà per sempre. Lavora all’ERSAP dove nel 1981 diventa Capo Ufficio.

Nel 1960 sposa Noemi Arboritanza, barese di origini leccesi, l’unico vero amore della sua vita, dalla quale ha i due figli Francesco ed Alberto.

Le sue passioni sono la fotografia e la politica. Dal 1963 in poi, anno in cui si iscrive al Partito Socialista Italiano, la sua vita viene caratterizzata da questa doppia vocazione che si intreccerà perfettamente. Errico esprime la sua passione civile e sociale militando nel PSI e allo stesso tempo testimoniando con le sue foto la vita, la sofferenza e le vicende delle persone comuni con una naturale preferenza per quelle meno fortunate.
Negli anni ’60 è un fotografo apprezzato per i suoi ritratti, per la perfezione e la coerenza dei giochi di luce: i volti e gli oggetti sembrano obbedire ad un’armonia intrinseca, ad una razionalità euclidea. Rende omaggio a sua moglie Noemi con decine di ritratti irripetibili.
Ma negli anni ’70 affiora la sua vera vocazione: il reportage, la fotografia che racconta storie di vita ed impietosamente indica e denuncia contraddizioni insopportabili. Bambini di Bari vecchia, vecchi abbandonati in ospizi e cimiteri di guerra sono i servizi fotografici con i quali ottiene consensi e diversi premi a livello nazionale.

Nato come lombardiano, successivamente sposa l’autonomismo di Pietro Nenni e, ancor di più, si riconosce nella politica di Bettino Craxi. In questo suo percorso politico ed intellettuale ha una rilevante influenza l’amico di tutta la vita, Pasquale Fabiano (1927-2004), esponente del PSI barese, unitamente all’ammirazione nutrita verso Rino Formica. Formica stesso, insieme a Francesco Passaro, lo sceglie come fotografo unico di “Cambio1”, rivista che sta ideando.
Insieme ai suoi reportage Rocco ama riprendere anche le persone ed i volti più noti, quelli che “fanno la storia”, ma sempre con uno stile personalissimo e sovente ritraendoli in momenti e gesti inconsueti, giocando mirabilmente con il bianco/nero e riportandoli a una dimensione di persone comuni. Si ricordano le sequenze dedicate ad Andreotti, Craxi, De Martino, Lama, Nenni e quella scattata ad un concerto di Mina. Famosissimo il suo reportage ai funerali di Pietro Nenni, dedicato ai volti ed alle storie dei militanti del PSI giunti con le loro bandiere da ogni parte d’Italia.
Rocco Errico firma inoltre tutte le foto di scena del Teatro Abeliano. Ricorda il suo fondatore e Presidente Vito Signorile: “Rocco riscriveva e sintetizzava a suo modo ed in maniera assolutamente originale il testo ed il lavoro dell’attore. Ma le sue sintesi le ritroviamo principalmente fuori dal palcoscenico, dove ora con sarcasmo, ora con commozione, ora con ironia, sempre con grande poesia e sensibilità, ha fermato la natura, il sociale, l’uomo”.
Rocco, all’inizio degli anni ’80, è ormai un fotografo affermato e uno dei più noti reporter italiani. Il suo entusiastico impegno sociale, la sua arguzia di osservatore dei costumi gli fanno guadagnare collaborazioni con riviste e quotidiani.
Nel pieno della vita, giunto a una straordinaria maturazione intellettuale ed artistica, al pieno e sereno equilibrio di quella miscela di interessi e passioni sulla quale ha fondato la sua esistenza e cioè famiglia, lavoro, politica, fotografia, cede ad una malattia che, nel breve volgere di due mesi, lo vince il 27 agosto del 1987.
Scriverà pochi mesi dopo Michele Campione: “Rocco ha bruciato il tempo che gli è stato concesso con il furore dei suoi giovani anni, con un atto di amore globale per la sua gente, per la sua terra, per tutti noi. Per tutto questo gli diciamo grazie”.